martedì 29 maggio 2007

domenica 27 maggio 2007

strisce gialle

Vorrei portare all’attenzione dei responsabili nelle pubbliche amministrazioni un particolare, forse sfuggito inavvertitamente, riguardante la viabilità:
L’automobile ha le ruote.
Lo scopo che induce all’acquisto di un mezzo di trasporto, è generalmente quello di potersi spostare verso un altro luogo.
Non si compra solo perché ingolositi dalla pubblicità delle case automobilistiche, o per sfoggiarla sotto casa, o per andare in vacanza, o per andare al supermercato con parcheggio.
Nelle maggioranze dei casi serve per andare in un altro luogo.
Ad esempio per lavoro (rappresentanti, artigiani, prestatori di servizi ecc.), per spostare oggetti voluminosi, per piccoli acquisti, per visitare parenti o amici, per spostare anziani o malati.
Considero quindi la creazione di parcheggi solo per residenti, delimitati con strisce gialle, una delle scelte più imbecilli generate negli ultimi anni.
Questa scelta parte dal presupposto che l’auto deve stare ferma e sottocasa.
Per contro, oltre ad essere in molte città un costo non indifferente, non c’è la certezza di trovare il posto. Senza contare i disagi di chi deve venire a trovarci: conoscenti, genitori, figli o anche semplicemente dei riparatori.
Anche se considero assurdo pagare per lasciare una macchina incustodita per strada, perché almeno non si trasformano tutte in strisce blu, cioè a disposizione di tutti, ma con la clausola che chi è residente in zona, non paga.
La delimitazione preventiva è troppo rigida e spesso ci si trova, in una città dove lo spostamento in auto è vita sociale e commercio vivo, con tanti posti liberi inutilizzabili perché i residenti sono al lavoro o in vacanza.

germana federico










mercoledì 23 maggio 2007

guantanamo day



INTERPRETAZIONE MIA PERSONALE PER LE SENZAZIONI PROVOCATE DALLE CREAZIONI ARTISTICHE DI FABRIZIO POZZOLI









lunedì 14 maggio 2007

finalmente un programma in tv

Piero Angela, grande divulgatore scientifico, ha una dote molto rara: la capacità di tradurre in un linguaggio molto semplice le cose più complesse e dove non si può, le trasforma in esempi che ne trasmettono i concetti essenziali.
Ma ha anche un’altra capacità. Quando parla di qualsiasi argomento è capace di mettersi nei panni di un potenziale ascoltatore utilizzando tempi e modi perfetti, così da entrare in una perfetta sintonia mentale.
Nell’ottimo documentario di sabato 12 maggio trasmesso da raitre (Ulisse-luce, colori e buio), ho notato che anche il figlio Alberto, è riuscito, credo per la prima volta, a trasformarsi da “lettore” modulato dalla punteggiatura, ad un buon trasmettitore di nozioni, sulla scia del padre.
Ho sempre pensato che a scuola fosse molto meglio avere un insegnante che sa poco, ma che sapesse trasmettere le nozioni, piuttosto che uno coltissimo, ma non in grado di attivare la stessa attenzione sugli argomenti trattati.
Immagino una scuola del futuro, dove ci si potrà permettere una persona in grado di fare da “interfaccia” tra il precettore e gli allievi, proprio per le sue doti comunicative.

venerdì 11 maggio 2007

mercoledì 9 maggio 2007

incroci mendicofici

E’ incredibile. Sono veramente tanti gli anni, da quando gli incroci semaforici sono diventati un vero e proprio incubo. Da quei pochi sporadici poveretti che ti chiedevano un umile aiuto per sopravvivere, siamo da tempo letteralmente subissati da continue richieste da quelle che ormai sono diventate delle vere organizzazioni, suddivise per categorie, di gente sfruttata per quell’unico scopo.
Neanche la pericolosità per la circolazione è riuscita a smuovere le autorità competenti per riuscire a debellare quest’assurda situazione.
La cosa credo che non sia impossibile. Qui non si tratta di generosità. Sono ben altre le cause da rimuovere perché non ci sia gente veramente povera e bisognosa di accattonaggio e le soluzioni devono essere affidate alla politica e non al lassismo.
A Milano, il sindaco Albertini, riuscì a togliere dalla strada i viados, che “disturbavano” si fa per dire, solo per alcune ore di notte e non assaltavano gli automobilisti con bottiglie d’acqua e sapone,
stracci sui fanali e insistenze varie per tutto il santo giorno.
Questi incroci maledetti sono in realtà affollati di fantasmi. Transitano davanti a loro carabinieri, polizia, vigili. Spesso sono fantasmi arroganti da cui bisogna difendersi o sfuggire a rischio di incidenti. Ma nessuno li vede, come facenti parte del paesaggio.
Questa lettera vuol essere solo una constatazione sociologica, perché tanto le denunce in questo senso sono gia tantissime, sia di cittadini che di associazioni automobilistiche, ma come non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, così non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.

farfalle







lunedì 7 maggio 2007

traffico creato

La causa delle lunghe code agli incroci con semaforo, sono attribuibili ad un uso errato dei tempi di scambio?
Partendo da un primo esame teorico s’intuisce che chi ha preso in consegna la responsabilità di questi incroci, ha deciso di prolungare i tempi che in passato erano dosati con una frequenza di circa 20” per parte, salvo piccole variazioni in più dal lato con poca percorrenza.
Ha pensato forse che prolungando il tempo fino a 40” e a volte sino a 50” o 60”, si sarebbe prodotto una percorribilità maggiore almeno nel periodo in cui ci si trova dal lato a segnaletica verde.
All’ apparenza e proprio solo in teoria sembra una scelta corretta.
Ma nella pratica si rivela decisamente sbagliata.
Forse ciò che appare giusto con la nostra logica, andrebbe poi verificato sul campo, poiché difficilmente si possono considerare tutti i parametri occorrenti.
Prima considerazione: le probabilità di trovare il semaforo verde, contrariamente a quello che psicologicamente si è indotti a pensare, sono le stesse, sia a pochi che a tanti secondi di alternanza.
Seconda considerazione: Se con 20” di rosso si considera, per esempio, una coda di 20 auto ferme nell’attesa del via, con 50” si può facilmente immaginare una coda di 50 auto. Ma la lunghezza di questa coda spesso va a prolungarsi fino all’incrocio precedente, creando un prevedibile ingorgo. Non sempre è facilmente possibile fermarsi per non intralciare l’incrocio, prevedendo di fermarsi nonostante il via libera, per favorire il defluire del traffico. E non sempre tutti hanno l’accortezza di farlo.
Terza considerazione: all’avvio del verde se delle 20 auto in coda ne riescono a passare 18, delle 50 ne riesce a passare molto meno delle 45 prevedibili matematicamente perché “l’elastico”, più ci si allontana dal semaforo, più si allunga.
Quarta considerazione: il fattore umano e psicologico. Con pochi secondi di attesa l’attenzione del guidatore è ancora concentrata sulla strada e sulla sua propensione a continuare il viaggio, ma col passare del tempo è umano cominciare a guardarsi in giro, fare o pensare alle nostre cose nell’abitacolo, ormai ……….
Non a caso spesso si sentono i clacson degli automobilisti più impazienti per dare la sveglia a chi li precede.
Per questa ragione i tempi e le code si allungano ancora di più.
Quinta considerazione: Per sapere quali sono gli incroci con tempi semaforici sbagliati, basterebbe andare dove stazionano mendicanti, storpi, pulitori di vetri o gli zingari.
Loro sanno bene dove si può sfruttare le pecche di amministratori poco accorti o incompetenti.
Sesta considerazione: questa è solo teoria, ma se qualche amministratore locale o qualche dirigente del comando dei vigili, volesse verificarla, basterebbe mettersi ad un incrocio con in mano i comandi manuali del semaforo e un cronometro per tarare, in base alla lunghezza della coda, la frequenza di cambio.

sabato 5 maggio 2007

Perchè non pagare i numeri speciali Telecom/dialer

Mettiamo che in una società civile, venga erogato un servizio distributore di energia da un Ente pubblico, cioè di tutti noi e sotto il nostro controllo.
Mettiamo che un giorno il furbo di turno, con l’avallo di un politico-servo e sfruttando l’imbecillità umana, decida che quel servizio è bene privatizzarlo a suo favore.
Mettiamo che allora trasformi questa pubblica esigenza in un business.
Mettiamo che non si accontenti neanche di tutto ciò e voglia trasformarlo in una speculazione.
Mettiamo che questa “Società per coglioni” sia un fornitore di gas metano e che per sfruttare al massimo gli impianti esistenti decida di distribuire anche cianuro.
Mettiamo che per risparmiare usi lo stesso unico impianto, peraltro gia pagato dalla collettività.
Mettiamo che a monte del contatore metta un’elettrovalvola che a seconda della scelta dell’apparecchio fruitore faccia passare l’uno o l’altro dei due elementi in modo automatico.
Mettiamo che siccome non è una struttura statale e non abbiamo voce in capitolo, fossimo costretti a subire a malincuore questa pericolosa soluzione.
A questo punto, come minimo, avremmo almeno il diritto di chiedere che in caso di guasto dell’elettrovalvola o di errore nell’erogazione, la responsabilità sia di chi ci ha costretti ad accettare questa pericolosa scelta.
Cosa dire, inoltre, se addirittura si scopre che proprio i loro clienti, facilmente individuabili, che usufruiscono del cianuro, appositamente manomettono i sistemi di deviazione per farlo arrivare in casa mia?
La domanda è: della Fattura che arriverà, dovrò pagare solo il gas usato o anche il più costoso cianuro?
N.B. L’analogia serve a spiegare come è giusto risolvere la questione Telecom-dialer.
IRO

venerdì 4 maggio 2007

phone-center e razzismo

PREMESSE

L’inarrestabile flusso dei così detti extracomunitari, dai paesi poveri a quelli più ricchi, è conseguenza di una politica di dominio e di rapina capitalistica e imperialista.
Un flusso che sarebbe contenuto e puramente fisiologico, se non fosse per la gran richiesta di mano d’opera a basso costo e a copertura di lavori meno nobili o più faticosi, proprio da parte di chi ipocritamente chiede la condanna.
Spesso accusando la sinistra di favoreggiamento, ma che nella realtà, insieme con le istituzioni religiose, provano solo a frenare il degrado morale ed esistenziale.

PROBLEMA

La ridicola legge n.6 della regione Lombardia, voluta da fascisti (AN) e razzisti (LEGA), non hanno “palesemente” uno scopo di miglioramento: i potenziali clienti dei phone-center sono extracomunitari di cui nessuno si occupa in quali situazioni fatiscenti vivono, ma ci si preoccupa che abbiano due toilette (una per handicap), una sala d’attesa e un ambiente accogliente quando vanno a telefonare.
Buffoni!!!
Probabile invece si tratti di mettere bastoni fra le ruote, per favorire gruppi industriali in grado di creare centri molto attrezzati e più economici con favori dall’alto per la creazione di un business.
Ciò butterà sul lastrico tante persone che hanno scelto una via legale per vivere da noi e con tanti sacrifici. La legge è retroattiva e quindi l’eventuale investimento sarà perduto e non risarcito.
Questo non porterà certo maggiore sicurezza ai cittadini. Perché la tentazione a sopravvivere con sistemi illegali sarà moltiplicata con buona pace di tanta auspicata sicurezza.


LETTERA APERTA

Sta passando “in sordina” un provvedimento di una gravità paragonabile solo a quella in cui nel periodo fascista, furono promulgate leggi per la chiusura di ogni attività gestita da cittadini Ebrei.
La regione Lombardia, con la firma di Formigoni, promulga la legge N. 6 del 3 Marzo 2006, che prevede imponenti obblighi ai titolari di negozi con cabine di telefonia fissa, generalmente gestiti da cittadini stranieri, ma non solo.
Imposizioni generalmente insostenibili, sia per la mancanza di spazio oggettiva, sia per gli oneri aggiuntivi ad una situazione gia precaria per concorrenza e per mutui o debiti gia intrapresi per aprire l’attività.
Come cittadino Italiano, chiedo, come può uno Stato sovrano e democratico accettare che una Regione possa indipendentemente promulgare una legge:
Pericolosa- perché crea un precedente nel quale un politico col suo potere può decidere impunemente della vita altrui. In questo caso, facendo una similitudine, è come chiedere un “ pizzo” per continuare a lavorare o “sparare alle gambe” di chi vuol vivere onestamente.
Inutile- perché difficilmente quei clienti, di cui non credo che i relatori della legge siano interessati al decoro delle loro vite private, sentiranno il bisogno di toilette super sterilizzate con sala d’attesa di nove metri e cabine da 1mq.
Dannosa- perché manderà sul lastrico tante persone.
Controproducente- perché favorirà l’illegalità, colpendo proprio quelle famiglie che hanno voluto vivere onestamente nel nostro paese. Forse si salveranno proprio quelli che potranno sostenere la spesa aggiuntiva con attività illegali.
Vessatoria- perché il tipo d’attività non giustifica le costose pretese della Regione.
Razzista- perché in definitiva colpisce solo gli stranieri e ne è palesemente l’unico scopo.
Discriminatoria- perché si potrebbe fare un elenco lunghissimo di esercizi, anche di grandi dimensioni, che non hanno obblighi in tal senso (supermercati, chiese, uffici postali, banche). Senza considerare che i telefoni pubblici italiani, generalmente, sono dislocati all’aperto, in una nicchia e inutilizzabili quando piove, non illuminati e inutilizzabili al buio e spesso guasti o sporchi.
Retroattiva- perché si rivolge a chi l’investimento lo ha fatto prima che uscissero le nuove direttive;
se si voleva frenarne la diffusione, bastava bloccare le nuove licenze.
Illiberale- perché nel momento che si sbandierano liberalizzazioni del mercato, a loro s’impedisce la vendita di accessori inerenti, la money transfert, la spedizione dei pacchi e se ne riduce gli orari d’apertura.

articolo contesto immagine



Non occorre più questa vecchia macchina da scrivere.

Ora bastano pochi click con un mouse e si comunica con tutto il mondo.

Approfittiamone!

gourmè


migliorare

Poichè ognuno di noi ha, a volte, una buona idea per migliorarsi, conviene poterla condividere e cercare di applicarla con una semplice decisione e al più presto e senza tornare indietro

Inizio di una nuova avventura

Da qui si parte per una moderna definizione del convivere civile basato solo sulla logica e cerca di rifuggere da ogni possibile preconcetto per quanto ad oggi è umanamente possibile.
Comunichiamo da qui ogni nostra idea che dovrà, solo se risulterà positiva nella pratica, far crescere la qualità della nostra vita.